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Cardinal Tarcisio Bertone

Conferito il Premio «Gaudium et Spes» al Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato
24 Agosto 2007

Grande risalto de "l’Osservatore Romano" per la presenza di Sua Eminenza il Cardinal Tarcisio Bertone alla 125° Convention dei Cavalieri di Colombo che si è svolta a Nashville nel Tennessee dal 7 al 9 Agosto 2007. A seguire l’articolo in forma integrale.

È stato conferito al Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Premio Internazionale «Gaudium et Spes». L’alto riconoscimento gli è stato consegnato dalla Fondazione Cavalieri di Colombo, in occasione della 125a Convention svoltasi dal 7 al 9 agosto a Nashville, nel Tennessee.
Assegnare il Premio «Gaudium et Spes» a «personaggi che si sono distinti particolarmente per il loro operato nel mondo cattolico» è una consuetudine che accompagna la celebrazione annuale della «Convention» della Fondazione. Quella di quest’anno ha assunto una connotazione del tutto speciale poiché coincideva con il 125° anniversario della fondazione dell’Ordine dei Cavalieri di Colombo.
125 anni di una storia gloriosa, vissuta sulle orme tracciate da un giovane sacerdote irlandese il quale, nei soli 38 anni che gli sono stati concessi di vivere, ha saputo infiammare, con l’umiltà del suo servizio agli ultimi, gli animi di una fitta schiera di giovani. Ha lasciato una grande eredità spirituale che si diffonde ancora oggi nei mille rivoli che alimentano l’Opera dei Cavalieri di Colombo nel mondo. Si tratta di Padre Michael. J. McGivney.
Dai genitori -- irlandesi approdati in Canada con la famosa ondata migratoria del XIX secolo -- Michael apprese la forza della fede e dell’amore, ma soprattutto sperimentò la spinta che viene da una famiglia sana ed unita. Nato il 12 agosto e lei 1852 -- primo di 13 figli, sei dei quali morirono durante l’infanzia -- , fu costretto a lavorare in un fabbrica sin da bambino per contribuire al sostentamento della sua poverissima famiglia.
A sedici anni decise di seguire comunque la sua vocazione: abbandonò la fabbrica e iniziò a studiare. Passò dal collegio di St. Hyacinthe, in Quebec, al Seminario di Nostra Signora degli Angeli a New York, al Seminario gesuita di Santa Maria, vicino Montreal, prima di approdare nel Maryland, al Seminario di St. Mary di Baltimora, città nella quale, il 22 dicembre del 1877, ricevette l’ordinazione sacerdotale.
Da questa data in poi la sua vita e stata spesa interamente per soccorrere le necessità di quanti erano emarginati: dalle famiglie povere di immigrati irlandesi, agli alcoolisti, agli operai.
Ma fu tra i giovani della parrocchia di St. Mary che la sua opera fu più intensa ed incisiva. Nel 1881 cominciò a nutrire l’idea di fondare, con i laici più impegnati, una società cattolica di fraternità la quale, al di là del consenso popolare che tali forme aggregative riuscivano a catalizzare in quel periodo, rendesse possibile il rafforzamento della fede e, allo stesso tempo, riuscisse a provvedere al sostegno delle famiglie più bisognose.
Nelle pagine del diario di William Geary, uno dei primi membri dell’Ordine, si legge che al primo incontro comunitario, nel 1882, «24 uomini con il cuore pieno di gioia e di ringraziamento» Io acclamarono fondatore, «riconoscendo che senza di lui, senza il suo ottimismo, senza la sua volontà di successo, senza i suoi suggerimenti e consigli, loro avrebbero fallito».
Inizialmente aveva suggerito come nome per la sua «creatura», «Figli di Colombo», poiché riteneva che ciò avrebbe meglio rappresentato l’unione tra cattolicesimo e americanismo, nel connubio tra la fede comune e la visione coraggiosa dello scopritore del nuovo mondo. La parola «Cavalieri» fu inserita successivamente da alcuni membri chiave dell’Organizzazione.
L’Ordine fu riconosciuto come «corporazione legale» il 29 marzo dello stesso anno, dalla legislazione del Connecticut.
Il 14 agosto del 1890 Padre McGivney moriva a causa di un pneunoma.
Nel 1997 l’allora Arcivescovo di Hartford, Mons. Daniel Cronin, dette avvio al processo diocesano per la sua canonizzazione. La fase diocesana si è conclusa. Ora si attende il lavoro della Congregazione delle Cause dei Santi.
La spiritualità del Servo di Dio, la forza della sua fede, il suo coraggio nell’af-frontare tutto e tutti pur di servire la Chiesa di Cristo attraverso i poveri, sono sopravvissuti e testimoniati oggi da circa due milioni di «Cavalieri» diffusi nel mondo. Lavorano secondo i quattro ideali che ne ispirarono la fondazione e il lavoro: unità, carità, fraternità e patriottismo.
Ideali intorno ai quali i «Cavalieri» puntualmente si confrontano ogni anno nelle loro «Convention». Di qui l’importanza che questi appuntamenti hanno via via assunto, anche per la volontà di aprirsi sempre di più verso l’universalità del cattolicesimo. Una volontà che è testimoniata proprio dall’assegnazione del Premio «Gaudium et Spes» a quanti con maggiore intensità si impegnano nel testimoniare lo spirito del Cristo nel mondo contemporaneo. Tanto per fare alcuni esempi ricordiamo che nel 1992 il Premio fu assegnato a Madre Teresa di Calcutta e nel 2005 a Jean Vanier, fondatore dell’Arca.
A questi sentimenti si è richiamato il Santo Padre Benedetto XVI nel Messaggio inviato ai Cavalieri in occasione della «Convention». Soffermandosi sul tema scelto per l’incontro -- «Celebrare 125 anni di Fede in Azione: Testimoniare il "sì" di Gesù Cristo» -- il Santo Padre ha voluto sottolineare quanto sia importante testimoniare alla società contemporanea che «il messaggio evangelico è una delle risposte positive a tutte le speranze e le aspirazioni più profonde dell’umanità Senza Dio la persona umana resta inquieta e irrealizzata. Secondo la formulazione classica di sant’Agostino, il nostro cuore è stato fatto per il Signore e non trova pace fino a quando non riposa in Lui (Cfr Confessioni 1, 1)». «Tuttavia -- ha scritto ancora il Papa, quando riconosciamo Dio e lo accogliamo nella nostra vita, lo Spirito giunge a dimorare in noi, accendendo il nostro cuore di amore divino. Poi cominciamo a comprendere la grandezza della nostra vocazione di divenire figli di Dio e ci stupiamo di fronte al "sì" irrevocabile che Dio ci ha detto mediante Suo Figlio, Gesù Cristo. Da 125 anni i Cavalieri di Colombo cercano di rispondere a quel "sì" accettando generosamente le esortazioni alla sequela. II Concilio Vaticano II insegna che "come partecipi della missione di Cristo, sacerdote, profeta e re, i laici hanno la loro parte attiva nella vita e nell’azione della Chiesa" (Apostolicam actuositatem, n. 10). Ciò include la missione di annunciare il Vangelo, in particolare per mezzo dell’insegnamento del catechismo, e conducendo alla Chiesa persone che forse ne vivono lontane (Cfr Christifideles laici, n. 33). Ciò implica il servizio alla società attraverso atti di carità, sollecitudine per i poveri e i malati, e assistenza a quanti hanno difficoltà di qualsiasi tipo, nello spirito del vostro fondatore, padre Michael McGivney».
A questo proposito il Papa ha voluto riproporre l’esemplarità della famiglia cristiana: «Di ciò -- ha infatti aggiunto -- fa parte la fedele testimonianza del matrimonio e della famiglia cristiani, in quanto la presenza santificante della "Chiesa domestica" trasforma la società dall’interno. In tutti questi modi, e in molti altri, voi, i Cavalieri di Colombo, hanno attivamente edificato il Regno di Dio sulla terra e io so che continuerete a dedicare le vostre energie il vostro zelo apostolico alla promozione della missione ecclesiale ovunque voi siate».
Dopo aver esortato i Cavalieri a proseguire- nella loro missione il Santo -Padre ha concluso il suo Messaggio affidando « voi e il lavoro della 125a Convention all’amorevole intercessione di Maria, Madre della Chiesa».
Analoghi sentimenti ha esprèsso il Cardinale Tarcisio Bertone durante l’omelia della Santa Messa inaugurale della «Convention». Dopo aver ripercorso la vita del fondatore, Padre McGivney, e riproposto la sua testimonianza di servizio, il Cardinale Bertone ha voluto sottolineare un particolare aspetto di quella sua missione: «Aiutò anche altri -- ha detto tra l’altro -- a riconoscere la chiamata che Cristo faceva loro e a rispondere con generosità. Questa è la chiave per comprendere la sua visione apostolica nel fondare i Cavalieri. Riconobbe la povertà materiale e spirituale di così tanti membri della comunità cattolica e comprese che faceva parte della vocazione laica impegnarsi attivamente nell’offerta di assistenza alle sorelle e ai fratelli bisognosi. Sapeva che non sono solo i sacerdoti e i religiosi ad avere una vocazione, ma che ogni cristiano chiamato da Cristo a compiere una missione particolare nella Chiesa. Lasciò un’eredità duratura nell’organizzazione da lui fondata, che ha continuato a offrire opportunità a innumerevoli cattolici laici di svolgere il proprio ruolo nell’edificazione del Regno di Dio».
Collegando questa testimonianza al racconto del Vangelo poco prima proclamato, il Cardinale ha concluso esortando i Cavalieri a proseguire nella loro opera: «come il Buon Samaritano, curate le ferite di quanti giacciono ai bordi delle strade e ridate loro forza e salute. Così facendo, seguite le orme del vostro fondatore e con lui imitate Cristo che è venuto affinchè avessimo la vita in abbondanza.
«La celebrazione dell’Eucaristia eleva i nostri pensieri a Dio Padre, che mediante Gesù Cristo, ci dona lo Spirito Santo e ci nutre con il Pane di Vita. Oggi, ricordiamo con gratitudine la vita di Padre McGivney, i talenti e le grazie che ricevette».
La cerimonia per il conferimento del Premio ha dato poi modo al Cardinale Bertone di esprimere ancora una volta il suo apprezzamento per l’opera svolta. dall’Ordine. Nel suo indirizzo di ringraziamento a conclusione della cerimonia, dopo aver rivolto espressioni di gratitudine al Sig. Carl Anderson, Cavaliere Supremo, per il riconoscimento e per il concreto aiuto che l’Ordine offre per le opere benefìche della Chiesa, il Cardinale Bertone si è detto particolarmente felice di «ottenere questo premio, giacché porta il nome di uno dei più importanti documenti del Concilio Vaticano II, la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes. Questo documento conciliare è, stato citato e rivisitato molte volte in questi ultimi anni ed è definito "pastorale" perché intende spiegare la posizione della Chiesa nei confronti del mondo e dei contemporanei sulla base dei principi dottrinali scaturiti dalle certezze della fede». «La Chiesa -- ha poi aggiunto il Cardinale Segretario di Stato -- ha la missione di diffondere il Vangelo di amore attraverso specifiche buone opere. Questa è una missione che coinvolge tutti i battezzati, sacerdoti, consacrati e laici, poiché testimoniare verità e amore significa svolgere un ruolo attivo nell’opera redentrice di Cristo».
«Questa sera -- ha detto ancora -- ho anche un altro motivo per rallegrarmi ed esattamente il fatto che due grandi apostoli della carità sono stati fra i primi destinatari della Gaudium et Spes: Madre Teresa di Calcutta, che esercitò un’indimenticabile influenza su tanti cuori mediante la sua eroica dedizione al sevizio dei più poveri fra i poveri, e Jean Vanier, che in varie parti del mondo continua a svolgere un vasto programma di servizio umanitario e di carità cristiana verso le sorelle e i fratelli più fragili mediante l’Istituto da lui fondato e noto come L’Arca, Non dimentichiamo mai che, accanto alla preghiera e alla testimonianza evangelica, parte integrante della missione della Chiesa è il servizio alle nostre sorelle e ai nostri fratelli, in particolare a quanti soffrono per difficoltà materiali e spirituali».
Il Cardinale ha poi richiamato l’insegnamento di Benedetto XVI contenuto nella «Deus caritas est» dove è chiaramente affermato che «quanti svolgono l’attività caritativa della Chiesa a livello pratico devono essere "persone mosse dall’amore di Cristo" (n, 33). Il Santo Padre sottolinea questo punto: devono essere "persone il cui cuore Cristo ha conquistato con il suo autore, risvegliandovi l’amore per il prossimo" (Ibidem). «Sono ben consapevole del fatto che la vostra Associazione è costantemente impegnata in tale servizio al prossimo, ispirata da amore evangelico».
Rinnovando il suo ringraziamento per il riconoscimento a lui tributato il Cardinale Bertone ha concluso esortando, ancora una volta, i Cavalieri di Colombo a proseguire con fervore nelle loro missione. «Desidero ardentemente -- ha detto in particolare che l’opera buona che i Cavalieri di Colombo svolgono con tanto generoso entusiasmo continui ad alleviare le sofferenze di tante nostre sorelle e di tanti nostri fratelli e sia costantemente sostenuta da una profonda vita spirituale.
«Che il Signore vi aiuti a crescere nel vostro scopo comune, per la Sua gloria e nel servizio di umanità! Siate certi che pregherò per questa intenzione». (m.p.)

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